La storia di Winkie
Il nome non è un gioco di parole. Viene da un piccione viaggiatore, e dal motivo per cui è famoso.
Il 23 febbraio 1942
Un bombardiere Bristol Beaufort della RAF, di ritorno da una missione, finisce in mare nel Mare del Nord. A bordo c’è un piccione viaggiatore, una femmina con l’anello NEHU.40.NS.1. L’equipaggio la libera.
Circa 190 chilometri
Vola per 120 miglia, sporca di petrolio e sfinita, fino alla sua colombaia a Broughty Ferry, in Scozia, dove il proprietario, George Ross, la trova.
Il messaggio era l’arrivo
Non portava coordinate. Dal tempo passato tra l’ammaraggio e il suo arrivo, dal vento e da quanto il petrolio sulle piume l’aveva rallentata, la RAF calcola dove può essere caduto l’aereo. L’equipaggio viene ritrovato.
Una medaglia
Il 2 dicembre 1943, nel primo anno della medaglia, riceve la Dickin Medal, il riconoscimento britannico al coraggio degli animali, con il nome con cui è ricordata: Winkie. La motivazione: «per aver consegnato un messaggio in condizioni eccezionalmente difficili, contribuendo al salvataggio di un equipaggio» (traduzione). Alla sua morte George Ross donò lei e la medaglia ai musei di Dundee.
Perché un programma si chiama così
| Winkie, 1942 | Winkie, il programma |
|---|---|
| La posizione dell’aereo era cambiata; la colombaia no. | L’indirizzo IP del PC cambia; la cartella di scansione no. |
| Winkie ha trovato la strada di casa da sola, senza che nessuno andasse a prenderla. | Il servizio riscrive da solo la destinazione sulla stampante, con nessuno collegato e nessun tecnico in viaggio. |
| Il suo arrivo era il messaggio. | Nel pannello compare, a cose fatte, «indirizzo aggiornato». |
| Un solo piccione, nessuna infrastruttura. | Un solo programma: niente FileZilla, niente server. |
Per questo il piccione compare dove Winkie ritrova la strada: posato sul PC quando le scansioni arrivano, in volo mentre aggiorna l’indirizzo. Mai accanto a un errore.